PUNTATE PRECEDENTI

Come se avessi ricevuto una doccia fredda mi vergognai subito di me e del mio egoismo.
“Magari lei è ancora lì con lui e lo riaccompagnerà amorevolmente a casa…” mi sibilò la vocina cattiva.
Il gelo tornò ad attanagliarmi il cuore.
“Lei… lei dov’è adesso?” gli chiesi simulando indifferenza.
“E’ andata via naturalmente. Ho chiamato Massimo come ti ho già detto. Mi riporterà lui a casa.”
“Vedi come sei odiosa? Sempre a pensare male degli altri…”
La vocina buona aveva ragione. In ogni caso Giacomo stava bene e doveva importarmi solo di quello.
“L’importante è che tu stia bene” gli dissi dolcemente. “Adesso riposati, ci sentiamo più tardi, va bene?”
“Va bene, amore, a dopo.”
Chiusi il telefono e raccontai tutto a Renzo e Camilla.
“Allora la festa si fa” concluse Renzo con un sorrisetto.
Perché no, mi dissi. Giacomo stava bene e tutto sommato l’idea di distrarmi un po’ mi faceva piacere.
“Che festa sia!” risposi allegramente. “A che punto siamo con gli invitati? Chi viene?”
“Direi tutti” rispose Camilla dando un’occhiata alla lista che aveva fatto al volo.
I nostri amici erano un gruppo veramente variegato, dagli amici di lunga data fino agli ultimi acquisti, per lo più attori, cantanti, gente del mondo dello spettacolo e i soliti immancabili festaioli romani che non potevano mai mancare. Di sicuro non ci annoiavamo mai!
Giacomo invece odiava quel mondo e il mio entourage e non mancava mai di ricordarmelo. Non coglieva l’ironia e la leggerezza delle nostre frequentazioni. Se hai una società che si occupa di eventi e comunicazione, non puoi certo fare a meno di coltivare relazioni fondamentali per il lavoro. Certo, a volte sembrava un circo ma io mi divertivo un mondo. La prendevo proprio così, come un divertimento. Giacomo invece doveva avere la convinzione che se frequentavo certe persone un po’… leggere, diciamo, anche io avrei finito per diventare come loro. Lo trovavo molto offensivo sia nei miei confronti che nei confronti dei miei amici, visto che ormai Giacomo metteva tutti nel calderone, perfino Renzo e Camilla. Mi dava veramente fastidio e questa cosa stava realmente incrinando il nostro rapporto. In ogni caso resistevo e, se tempo prima soffrivo perché lui si rifiutava di venire spesso a Roma, in quel momento, francamente, quasi mi faceva piacere perché quelle rare volte che riuscivo a convincerlo, mi rovinava completamente la serata con i suoi musi e le sue battute acide. Non ero libera e per me, sentirmi libera è fondamentale. In ogni caso, quella sera avevo intenzione di non pensare a niente. Giacomo stava bene e tutto andava per il meglio. Oddio! Mi ero completamente dimenticata di dirgli del contratto con i Fantino. Pazienza, l’avrei fatto appena fosse tornato a casa.
“Perché non chiami Michele Vannucchi?” mi chiese Renzo a bruciapelo. Feci una smorfia. Michele Vannucchi era un giornalista che ormai era diventato un vero e proprio uomo di spettacolo. Bello, pieno di donne, intelligente, forse solo un pochino vanesio per il recente straordinario successo. Fin da prima di diventare così conosciuto aveva sempre avuto un debole per me. Anche io per lui, ad essere sincera, ma non era mai successo niente tra di noi. Niente di serio, per lo meno. Eravamo amici ecco tutto. Neanche a dirlo, Michele Vannucchi rappresentava la spina nel fianco di Giacomo e di un paio di miei ex fidanzati e invitarlo mi avrebbe fatto sentire un po’ troppo in colpa. Esitavo.
“Jamme jà Lindarè, chiama a Michele dai! È da un po’ che non lo frequentiamo e adesso che firmiamo con i Fantino, ci serve come l’aria che respiriamo.”
Vannucchi, infatti, conduceva una trasmissione di intrattenimento tutti i pomeriggi e per noi era importantissimo per la strategia mediatica che avremmo studiato per i nostri nuovi e importanti clienti.
“Non lo so…” dissi, “quando c’è lui mi monopolizza…”
Ripensai un attimo alla nostra strana relazione e il pensiero volò a qualche anno prima, quando lo conobbi insieme a Margherita, la mia migliore amica storica con la quale ne avevo combinate di cotte e di crude. Io, Margherita, Renzo e Camilla, avevamo fondato insieme la nostra società, poi Margherita aveva incontrato il suo attuale marito e con mio grande disappunto si era trasferita da due anni in Australia con lui. Mi mancava e la nostalgia mi rese arrendevole.
“Va bene, lo chiamo” dissi infine, sapendo che se Giacomo lo avesse saputo per me sarebbero stati guai.

PER ADESSO MI FERMO QUI! IL PASSO SUCCESSIVO SARA’ IL LIBRO!


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